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Aiuti di Stato alle slot machine

Non  si  possono dare “aiuti” alle Aziende municipalizzate,  che svolgono un LAVORO, anche SOCIALE,  ma...... si dà  l'aiuto di Stato alle slot-machine , che svolgono un  “lavoro”   che sta  ROVINANDO  migliaia di famiglie  !!!

Nel 2004 dieci società  PRIVATE, concessionarie delle slot-machine, hanno iniziato la loro  “attività  economica”  nel gioco d'azzardo,  accettando e sottoscrivendo con  l'AAMS ( amministrazione autonoma dei monopoli di Stato), un  “Contratto di Concessione-Convenzione”.

Non avendo rispettato, per circa tre anni, quanto previsto in tale Concessione, la Guardia di Finanza, su richiesta della Corte dei Conti, dopo due anni di inchiesta,  ha notificato un ACCERTAMENTO, ineccepibile, di 98 miliardi di euro,  sul quale la Corte dei Conti  ha iniziato un processo.

Inspiegabilmente,  nel 2008, il Parlamento italiano,   ha approvato  “direttive parlamentari” che sono andate a  “modificare  RETROATTIVAMENTE” il “Contratto-Concessione” del  2004, praticamente INVALIDANDO l'accertamento di 98 MILIARDI di euro  fatto dalla Guardia di Finanza e dando quindi un NOTEVOLE “aiuto  economico-finanziario” di Stato alle dieci società concessionarie PRIVATE.

Secondo noi, così facendo, si è contravvenuto alle direttive EUROPEE, ai sensi dell'articolo 107 TFUE.

http://www.italiaue.esteri.it/Rapp_UE/Menu/Ambasciata/Cosa_facciamo/aiuti.htm

Sarà nostro compito inviare un esposto  alla Commissione Europea competente ,  informandone TUTTI  i  parlamentari europei italiani, i mezzi di informazione, le Istituzioni, la Corte dei Conti, diverse Procure della Repubblica ed i Cittadini,  affinché siano CONSAPEVOLI dei loro DIRITTI.

APPELLO al Parlamento del Comitato 98 miliardi

APPELLO  al  Parlamento  prima  di  approvare  il   “patto di stabilità”  che costerà ai CITTADINI miliardi di euro  :  RECUPERATE  i  98 miliardi di euro  delle  slot-machines !

 

Nel 2004  lo Stato italiano decise di legalizzare il “gioco d'azzardo” e dieci società delle slot-machines,      per avere le autorizzazioni ,   ACCETTARONO  e SOTTOSCRISSERO  liberamente   un “Contratto-Concessione” che prevedeva, tra le “normative”,  il collegamento telematico obbligatorio con la “centrale di Controllo”,  per verificare le giocate  e,  in caso di trasgressione,  l'applicazione  di 

 PENALI  concordate.

Nel 2007 la Guardia di Finanza al termine di una indagine, richiesta dalla Corte dei Conti, constatò che DECINE di MIGLIAIA di “macchinette” non erano collegate alla centrale di Controllo e applicò quanto RIGOROSAMENTE previsto dal “Contratto-Concessione” del 2004.  L'accertamento fatto, quantificò in 98 MILIARDI di euro quello che le società dovevano allo Stato per il “mancato rispetto dell'accordo preso”.  Nell'udienza del 2008, il Procuratore della Corte dei Conti  confermò il pagamento di 98 MILIARDI di euro ! Immediatamente iniziarono le “grandi manovre” delle società presso il Parlamento e, NON SAPPIAMO COME,  ma lo POSSIAMO  “IMMAGINARE”,

grazie   a   “direttive  parlamentari”,   venne deciso, nel 2008, prima che la Corte dei Conti  emanasse la sentenza, di  APPROVARE 

in  maniera   RETROATTIVA

“modifiche normative”   che portarono alla REVISIONE dell'originario “CONTRATTO-CONCESSIONE”,  con l'applicazione di PENALI  molto più “leggere” .  La Corte dei Conti  si trovò “costretta” a non tenere più conto del “Contratto-Concessione” stipulato nel 2004  e, praticamente,  ANCHE ad “annullare”  l'accertamento di 98 MILIARDI di euro !

Il precedente Parlamento, ha quindi  fatto in modo che lo Stato (quindi noi Cittadini !), “creditore” di 98 miliardi di euro nei confronti delle DIECI società , RINUNCIASSE a tale “credito”,  per  FAVORIRE  dieci società che NOTORIAMENTE  esercitano  il   “lavoro del gioco d'azzardo”,  che  “muoveoltre 70-80  MILIARDI di euro all'anno e che ha già rovinato migliaia di famiglie !  Prima che la Corte dei Conti emani la sentenza d'Appello ( 2014 ? ),

i Cittadini auspicano , a tutela dei loro DIRITTI, che nel Parlamento attuale , si  trovi una MAGGIORANZA trasversale,  che  annulli RETROATTIVAMENTE  le “modifiche” che le dieci società hanno ottenuto RETROATTIVAMENTE,  onde annullare, a loro FAVORE,  l'accertamento di 98 MILIARDI di euro, notificando TUTTO  alla Corte dei Conti che  sarà  così libera, nella sentenza d'Appello, di applicare il “Contratto-Concessione” originario del 2004 e quindi chiedere il pagamento dei 98 MILIARDI di euro !

Occorre tenere ANCHE conto di “quanto” le dieci società hanno “incamerato”, senza  pagare il “dovuto”,  negli anni durante  i quali    DECINE di MIGLIAIA  di “macchinette”  non  erano collegate  alla  “Centrale di controllo” !

( leggere quanto dichiarato dal  Gen. Umberto Rapetto, artefice dell'accertamento di 98 miliardi  http://www.avvenire.it/Cronaca/Pagine/generale-Rapetto-su-gioco-azzardo.aspx )

Genova, mercoledì 23 ottobre 2013

Comitato 98 miliardi      www.comitato98miliardi.altervista.org

Il web ha un mese e mezzo di vita

 L’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, l’AGCOM, sta per concedere agli editori, soprattutto alle televisioni, la possibilità di far cancellare in sole 72 ore i contenuti presenti sul web, anche interi siti, senza nessun vaglio della magistratura, con una semplice segnalazione. Con la scusa del diritto d’autore, il rischio è ancora una volta il controllo e la censura dell’informazione libera. Una norma simile non esiste in nessun altro Paese del mondo, perlomeno tra quelli che consideriamo democratici. Se il Parlamento non interviene, la delibera sarà operativa entro un mese e mezzo. Ho intervistato Fulvio Sarzana, avvocato esperto di tematiche legate alla rete.

 

 

 

 

Di Claudio Messora apparso su Byoblu.com

L'incendio siriano divampa, anche se non si vede

Si è spento l'incendio siriano? La risposta è no. Per molti motivi che, sommati, dovrebbero indurci a tenere la guardia alta. [Giulietto Chiesa]

di Giulietto Chiesa.
 
Si è spento l'incendio siriano? La risposta è no. Per molti motivi che, sommati, dovrebbero indurci a tenere la guardia alta. Riassumiamo ciò che è accaduto in questo convulso mese di settembre, dopo il presunto bombardamento chimico della periferia di Damasco del 21 agosto. Scrivo "presunto", non perché esso non c'è stato. Esso si è verificato, ma ci sono mille e 400 ragioni circa per dubitare delle sue dimensioni (tanti quanti sono i morti dichiarati dal governo USA e mai verificati da alcuno); della sua localizzazione (incredibilmente in un sobborgo di Damasco, a circa 15 minuti d'auto dal centro, secondo la testimonianza di Gian Micalessin, inviato a Damasco del Giornale); delle sue reali dimensioni;dei suoi autori.
 
Non intendo tornare su quest'ultimo aspetto del problema, se non per ricordare che in primavera la signora Carla Del Ponte, ex procuratore generale del Tribunale Penale Internazionale, ben connessa con l'Amministrazione USA, rivelò pubblicamente, nella sua veste di operatore ONU, che qualcuno aveva fornito armi chimiche ai ribelli. Non venne detto chi aveva fornito quelle armi, né a chi fossero state date esattamente, vista la galassia di formazioni banditesche che compongono o coabitano all'interno del cosiddetto Free Sirian Army. Ma da quel momento furono evidenti e chiare due cose: che si stava preparando una grande "false flag operation" (operazione sotto falsa bandiera) che sarebbe stata utile per una improvvisa escalation della guerra. E che questa notizia era stata fatta trapelare da qualcuno - probabilmente da settori dell'Amministrazione americana - che intendeva ostacolare l'operazione.
 
L'altro aspetto che a me sembra chiaro è che - come bene ha scritto Robert Fisk - non è stato Bashar el-Assad a usare armi chimiche, poiché se avesse avuto queste intenzioni le avrebbe messe in atto contro uno dei centri occupati dai ribelli, a nord. E quando era in difficoltà militari, non quando era all'offensiva. Invece, molto stranamente, il bombardamento è stato fatto su Damasco. Cosa più incongruente di questa era impossibile immaginare. Come ricordò Micalessin, in diretta su Radio 24-Il sole 24 ore, citando un comandante militare governativo sul luogo, se il vento avesse improvvisamente cambiato direzione, la stessa capitale sarebbe stata gassata. Attribuire a Bashar un tale autolesionismo è acrobazia logica alla quale possono credere solo Giovanna Botteri e tutti i maggiori commentatori italiani, che - come al solito senza né verificare, né ragionare  - si sono affrettati a sposare la tesi del "dittatore assassino", colpevole senza alcun dubbio e riserva di avere gasificato i suoi sudditi. Un fantastico coro di servi, già tutti pronti ad applaudire il volo dei missili Tomahawk americani .
 
Avevamo e abbiamo (ci sono numerosi documenti e testimonianze a confermarlo, naturalmente sul web e non nel mainstream) ogni buona ragione per condividere l'opinione che Vladimir Putin ha espresso lo scorso 19 settembre: «È stata una provocazione, certamente una provocazione malvagia e ingegnosa».  La Russia ha sicuramente  informazioni  molto precise e addizionali: gli esecutori hanno fatto uso di una tecnologia "primitiva", consistente - ha aggiunto Putin  - di vecchie armi dei tempi sovietici che non sono più neppure in dotazione dell'esercito regolare siriano.  Notizie analoghe erano emerse da giornali britannici fin dallo scorso gennaio e Megachip le aveva riprese nel pieno della polemica settembrina.
 
Putin reagiva duramente al rapporto, fintamente salomonico, degl'ispettori dell'ONU, affermando che la Russia aveva forti argomenti per ritenere che i responsabili dell'attacco chimico fossero i ribelli antigovernativi. E qui veniamo ai giorni nostri e ai prevedibili sviluppi. La mossa di Putin per fermare l'operazione militare è equivalsa, scacchisticamente parlando, a una mossa del cavallo: accusate Assad di usare armi chimiche? Bene, io l'ho convinto a consegnarle tutte. Dopo il no del parlamento bitannico, e il grido di Papa Francesco ("attenti che corriamo il rischio della terza guerra mondiale") , questo ha costretto Obama a fermare la macchina.
 
Passando dagli scacchi al calcio, il punteggio del match Putin-Obama è stato 10 a 0. Ma era solo il primo tempo. E, ai bordi del campo americano non c'è solo il trainer Obama. C'è l'Iran e c'è, per esempio, Netanyhau. Il presidente Rohani vede la frenata di Washington e dichiara che l'Iran non intende fare la bomba atomica, che lui vorrebbe incontrare Obama, e manda gli auguri agli ebrei per una loro festa religiosa. Netanyhau replica che Rohani è un lupo travestito da agnello. Tutto piuttosto chiaro. Israele continua la propria guerra "sottotraccia". Protetto, in questo, dal silenzio dei media occidentali. Bombardò la Siria nel gennaio di quest'anno, colpendo un convoglio che avrebbe trasportato missili SA-17 terra-aria di fabbricazione russa; bombardò di nuovo in maggio, per due giorni, colpendo rifornimenti militari in provenienza dall'Iran (missili terra-terra Fateh 110); bombardò ancora il 5 luglio colpendo un deposito di razzi a Latakia. Un comportamento, come si vede, molto pacifico e rispettoso delle regole internazionali. Se la Siria avesse fatto un centesimo di atti analoghi avreste sentito non solo le grida di tutti i giornali occidentali, ma il rombo dei bombardieri della NATO.
 
Che succede ora? Che l'attacco aereo-missilistico americano-israeliano-inglese-francese-turco è rimandato a data da destinarsi, in attesa che si smorzino i dissensi in Europa, e che la voce di Papa Francesco sia dimenticata. Ma la guerra è in via d'intensificazione. Il ponte aereo che rifornisce i mercenari è in pieno rilancio. Riprende cioè la tattica precedente: mettere in ginocchio la società siriana, la sua economia, le sue possibilità di difesa. Si vuole provocare il collasso economico e sociale interno, con l'obiettivo di costringere Bashar alla fuga, o di far scoppiare un colpo di stato, o di ucciderlo.
 
Le cifre parlano di un vero e proprio tracollo economico di Damasco. In due anni di guerra alimentata dall'esterno (non è una guerra civile, ma una vera e propria aggressione) la disoccupazione è quintuplicata. In un paese di 20 milioni di abitanti i disoccupati sono oltre 2,5 milioni. Il resto lavora quando può. La sterlina siriana è crollata a un sesto del suo valore pre-guerra. Si calcola che le distruzioni di edifici pubblici, ospedali, infrastrutture superino i 15 miliardi di dollari. Il prodotto interno lordo del paese è circa un terzo di quello che era due anni fa: fabbriche distrutte a centinaia, un'agricoltura rasa a zero, i pozzi petroliferi fuori uso e molti in mano ai ribelli, le riserve di valute estere passate da 18 miliardi di dollari a 4 miliardi. Mancano medicinali quasi dovunque. Unici paesi che forzano il blocco dei rifornimenti sono la Cina, l'Iran e la Russia, ma i percorsi sono tutti sotto minaccia.
 
In queste condizioni la  sopravvivenza del regime è oltremodo precaria. È quasi miracoloso che Bashar Assad sia ancora vivo, se si tiene conto che gli jihadisti, insieme ai servizi segreti dei nemici esterni, mettono bombe perfino nella capitale e sicuramente hanno squadre di commando pronte a colpire al minimo varco lasciato aperto. È scontato che i suoi movimenti, le sue comunicazioni, la sua catena di comando, sono tutti  sotto permanente controllo da parte dei satelliti americani. Se resiste è perché continua a mantenere non solo l'appoggio della minoranza alauita, ma perché ha ancora un vasto consenso popolare, sia dei cristiani delle varie confessioni, sia di una parte della maggioritaria popolazione sunnita. Ma chiunque capisce che, con il peggiorare delle condizioni di vita della gente, il consenso finirà per essere eroso.
 
E in questo contesto che avverrà la lunga e impossibile trattativa sugli arsenali chimici della Siria. Impossibile perché non li si potrà smantellare, né trasferire in breve tempo. Entrambe le cose si possono fare in pace, non in guerra. Si negozierà a lungo, senza risultati. Ma non ci sarà tregua.
 
Resta l'evidenza dei fatti: la strategia del logoramento "lento", che era stata formulata in precedenza, è stata abbandonata da Obama all'inizio dell'estate. Qualcuno ha deciso l'accelerazione verso l'escalation. Perché? 
Con ogni evidenza Washington, Riyadh, il Qatar, hanno fretta. Cosa li preoccupa e li stringe da vicino?
Forse un imminente aggravarsi della crisi finanziaria internazionale, che suggerisce di "bruciare i libri mastri" in un grande falò il più presto possibile?
Impossibile sapere con precisione. Salvo una cosa: Israele ha già tracciato la sua "linea rossa" nei confronti dell'Iran. Le aperture di Rohani non la sposteranno. Tutti gli altri seguono, compreso Obama.
 
Dunque, se le cose stanno così, e visto che ora non si può bombardare Damasco perché il mondo sarebbe contrario, allora aspettiamoci grandi novità sul piano militare, sul terreno dove Obama non vuole mettere piede. O, forse, da qualche altra parte, in Europa per esempio.
 

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