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Evasione fiscale, Usa e Italia così vicine, così lontane

Il colosso della tecnologia Apple avrebbe usato rete complessa per non pagare tasse, sotto il mirino del Senato adesso l'Amministratore Delegato della compagnia Tim Cook 

La grande notizia di questa settimana, all'interno delle investigazioni dell'ufficio delle entrate IRS -Internal Revenue Service- ordinate dal presunto complotto della sinistra americana, è che la Apple, una delle compagnie più proficue degli Stati Uniti, avrebbe evaso il fisco per anni, sfruttando escamotage nel sistema di tassazione internazionale. Così mentre il governo affronta uno degli scandali più grossi dall'epoca di Nixon, la Apple si prepara adesso ad affrontare la bufera. Il colosso high tech è rientrato ormai nella categoria delle compagnie di lusso che evadono le tasse. La multinazionale armata di squadroni di avvocati, esperti di economia e contabili è riuscita a tagliare costi per migliaia di dollari in questi anni. La cultura del non pagare le tasse quindi, non è soltanto caratteristica di paesi come la Grecia o l'Italia, famosi esempi di evasione fiscale, anche gli USA quando possono sfruttano lo stesso meccanismo.

La Apple è semplicemente una delle tante multinazionali che sfrutta il potere della gestione delle tasse trasversale, grazie alla sua dislocazione in varie nazioni.

Lo scandalo che ha coinvolto la Apple negli ultimi giorni, si riferisce al fatto che l'azienda avrebbe sfruttato la legge irlandese per abbassare il pagamento delle tasse in America. Un fatto che non sorprende. Dopo tutto, anche Google non ebbe ripensamenti quando si trattò di registrare le vendite in Gran Bretagna come "irlandesi", così da pagare meno tasse. Sarebbe stato strano che Apple non avesse sfruttato lo stesso meccanismo. Come gran parte delle multinazionali, la compagnia ha fatto di tutto per minimizzare la tassazione, ma in conformità con la legge Americana e le normative dei paesi in cui operano le loro società sussidiarie.

L'amministratore delegato della Apple, Tim Cook, martedì, prima di testimoniare davanti all'U.S. Senate Permanent Subcommittee on Investigations, ha dichiarato: “La Apple è una brava società che paga le tasse”.
“Paghiamo tutte le tasse che dobbiamo. Ogni singolo dollaro – ha dichiarato Cook durante l'udienza – Non solo rispettiamo le leggi, ma anche lo spirito delle normative. Non dipendiamo da stratagemmi della tassazione".

Niente trucchi, quindi, solo un codice standard delle tasse che, secondo l'indagine condotta dal Senato avrebbe permesso alla Apple di pagare poco o niente delle tasse aziendali, su profitti pari a circa 74 miliardi di dollari negli ultimi quattro anni.
Per essere chiari, questo stratagemma non è contro la legge. Difatti, dall'indagine sarebbe emerso che la compagnia avrebbe effettivamente rispettato la normativa fiscale americana.

Questo va ad aggiungersi inoltre, al fatto che tre aziende sussidiarie della Apple in Irlanda sostengono di non avere alcuna responsabilità nel dover pagare imposte sui redditi ad alcun paese. Una di queste aziende ha riportato circa 30 miliardi in entrate negli ultimi quattro anni e nessun pagamento di tasse su questa cifra.

Una cosa straordinaria, e apparentemente, autorizzata dalla legge statunitense. Ora però la Apple dovrà vedersela con l'IRS, che a quanto pare crede che la compagnia abbia presumibilmente abusato del sistema, sfruttando l'opportunità di trovarsi oltreoceano e far sì dunque, che i suoi profitti non siano sottoposti al salato sistema di tassazione americano. In fondo, quale compagnia non avrebbe colto la palla al balzo?

Articolo apparso su La Voce di NY


La crisi europea: il sonno prima della rapina.

di Pino Cabras e Carlo Tia.

Strana e intorpidita atmosfera di maggio. Il grande spauracchio dello spread sembra assopito, abbastanza da non far suonare gli allarmi. Eppure nessuno è veramente tranquillo. Le banche non erogano quasi nulla, il senso di strozzamento dell'economia c'è ancora, e gli annunci di Beppe Grillo sul crollo che ci aspetta in autunno prendono consistenza. Sull'autunno si concentrano tante ansie. Quello che inizierà il 22 settembre non sarà il solito autunno. Quel giorno il popolo tedesco voterà.
Dopo di allora, chiarita la direzione che prenderà la Germania, la crisi si scongelerà pienamente in tutta Europa.
È perciò importante capire quali sono la vera faccia, la vera natura, gli attori principali, i mezzi utilizzati, il disegno ultimo di coloro che stanno demolendo l'Europa, la sua identità e i suoi popoli.
Occorre che afferriamo senza indugio il senso di tutto questo, pronti a trarne le conseguenze.
Ai piani alti non sono fermi. Stanno preparando progetti operativi che proseguiranno la destabilizzazione su scala continentale. Dovremo essere pronti a elaborare politiche e progetti alternativi per impedire alla Troika (composta da Banca centrale europea, Commissione europea e Fondo monetario internazionale) di proseguire nel suo cammino dittatoriale e, contemporaneamente, lanciare un concreto messaggio di speranza a milioni di Europei già in miseria o - come nel caso dell'Italia, della Francia, e, più tardi perfino della Germania - sul procinto di esserlo.
Molti obietteranno: anche la Germania? La Germania no. E invece sì. Il suo debito pubblico supera i 2 trilioni di Euro, molte casse di risparmio di proprietà pubblica sono da tempo in bancarotta tecnica, la Kommerzbank é sta già salvata più volte. Ma queste sono noccioline, in confronto ai numeri di un altro baratro. La Deutsche Bank, ossia il maggiore azionista della Bundesbank e della BCE, ha un record mondiale poco invidiabile: è la prima banca al mondo nella classifica esplosiva del rischio derivati (seguita dalla JPMorgan). L'istituto germanico ha in pancia oltre 55 trilioni di derivati a rischio "subprime". Detta in un'altra maniera, sono più di 55 milioni di milioni di euro, qualcosa come 35 volte il PIL dell'Italia.

È pur vero che il rischio è compensato in parte da posizioni di copertura per 23 trilioni di Euro presso altri grandi istituti bancari. Ma in momenti di crisi acuta un'assicurazione come questa è solo teorica, perché si basa su equilibri da catena di Sant'Antonio.
«Ma niente paura», ironizza Zero Hedge, «questi quasi 56 trilioni di euro di esposizione, se tutto dovesse andare davvero malissimo, sono coperti dai bilanciatissimi volumi di 575,2 miliardi di depositi, ossia appena 100 volte di meno. Naturalmente, nel caso di Deutsche Bank sarebbe a quel punto richiesto un prelievo un pochino più aggressivo del normale, seguendo le orme di Cipro».

I numeri sono da brivido, e gli equilibri fragilissimi, retti su meccanismi di fiducia sempre più volatili. Basta che una sola maglia di questa catena truffaldina si spezzi, e tutto il sistema mondiale salta in aria. A quel punto non ci sarà nessun "Quantitative Easing" o nessuna convulsa stampa di moneta elettronica o cartacea - da parte della FED,della BCE, della Banca del Giappone o della Banca d'Inghilterra, o di una Banca d'Italia rifondata a tempo di record - che potrà salvarci nell'immediato. L'atterraggio non è morbido.

Non c'è mossa politica, anche quelle di chi come noi vuole difendersi, che possa ignorare questa spada di Damocle che pende sulla condizione, già tragica, o sul punto di esserlo, di gran parte dell'Europa.
A Bruxelles sanno benissimo che molti degli istituti finanziari dell'Eurozona navigano in pessime acque. Seguire «le orme di Cipro» è più che un'opzione sul tavolo. La "Direttiva Barnier" sulla regolamentazione dei casi di insolvenza, in corso di preparazione, prevede in ultima istanza la "confisca" - parziale o totale - dei depositi e crediti correlati.
In altre parole,una spoliazione del risparmio dei depositanti.

Naturalmente ,dopo la maxirapina di Cipro,molti cittadini di Eurolandia disertano le banche, o, se già clienti, riducono al minimo i loro depositi. Perciò lo stesso commissario europeo Michel Barnier ha anticipato un provvedimento per far sì che - lo vogliano o no - i 59 milioni di cittadini che non tengono ancora il loro denaro in banca, vadano a depositarlo.
La crisi non è più solo una questione di solvibilità, ma di fiducia nel sistema politico-istituzionale che ci governa dai tempi della rimozione del Muro di Berlino. Un sistema che aumenta via via il tasso di illegalità e illegittimità dei suoi provvedimenti.
La "Direttiva Barnier" è ancora in corso di riservata gestazione. Ma l'impianto é ormai delineato. In pratica, il "salvataggio" di una banca di Eurolandia ricadrà in buona parte sui depositanti-risparmiatori.
Le linee fondamentali della direttiva sono state preannunciate dallo stesso Barnier, durante una recente conferenza stampa. Il testo finale dovrà essere approvato dal Consiglio Europeo del 27/28 Giugno 2013. Non sono da escludere importanti sviluppi che potranno influenzare nel frattempo la stesura finale. Il 18 maggio è la data limite del superamento del tetto del debito USA, inevitabile. Come reagiranno quelle entità impropriamente definite "mercati", ossia gli speculatori finanziari, comprese le grandi banche?

Il tema dei prelievi forzosi dal risparmio depositato in banca non si ferma qui. Il Consiglio europeo del 22 Maggio ha all'ordine del giorno una normativa di coordinamento delle politiche fiscali. Oltre alle misure di armonizzazione fiscale, è prevista la tassazione dei depositi di risparmio: ad esempio, in Francia, i depositi sul "Livret A" - sino ad ora esenti e con un tetto massimo di 25mila Euro - cadranno non solo sotto la scure invisibile dell'inflazione reale (Istat ed Eurostat non calcolano tassi attendibili), ma anche sotto la tassazione imposta ope legis dall'Unione Europea.
Se i depositi verranno confiscati, in tutto o in parte, in caso di insolvenza, e a questo si unirà la tassazione forzosa dei risparmi, queste saranno altrettante scintille che faranno esplodere la polveriera dell'Euro moneta privata.

Niente di nuovo sotto il sole quel che ne conseguirà: il ritiro in massa dai depositi bancari prima, il crollo sistemico delle banche poi, una depressione terrificante infine, dagli esiti imprevedibili.
Quel che resterà dell'Europa potrà soltanto ricorrere alle riserve auree e a quelle in divise straniere "solide": fra queste, data la situazione finanziaria USA, non rientra il dollaro.
Ora come ora non dobbiamo aspettarci nulla da un governo Letta-Berlusconi ad alto tasso Bilderberg. Fin qui il governo si regge e rimane in campo con lo spread basso per consentire ad Angela Merkel di arrivare al 22 settembre, senza aggiungere altri incontrollabili guai ai già troppi disordini, al netto della capacità dei maggiordomi italiani di crearne maldestramente comunque.

Come difendersi, allora? Il tempo è scaduto, e l'opposizione deve crescere molto in fretta. Dovrà elaborare in fretta un piano B, visto che Draghi e soci non lo contemplano neppure. E far diventare quel piano materia di schieramento politico che faccia l'opposto di quel che si è fatto finora.

tratto da http://megachip.globalist.it.

Cipro, una lezione per l'Italia

cipro

 Il piano di salvataggio di Cipro varato nella notte di sabato è un atto che lascia intravedere future conseguenze anche sul nostro Paese. L'accordo concertato e siglato dopo una trattativa durata oltre dieci ore tra Eurogruppo e Fondo Monetario con i rappresentanti istituzionali di Nicosia, prevede infatti che a fronte di un sostegno di 10 miliardi di euro sia disposto un prelievo forzoso su tutti - dicasi tutti - i conti correnti legati alle banche nell'isola. Martedì 19 marzo, quando le banche riapriranno dopo la festività nazionale di lunedì 18, i risparmiatori si troveranno notevolmente dimagriti. Se hanno depositato in un'agenzia di uno qualsiasi degli istituti di credito ciprioti una somma fino a 100 mila euro si troveranno una tassa pari al 6,75% della cifra custodita. Percentuale che sale al 9,90% se la ricchezza è superiore a 100 mila euro. Questa iniziativa - che dovrà essere approvata dagli stati membri - è in grado di minare la fiducia del sistema euro e getta un'ombra lunga e pesante sulla nostra penisola, essendo l'Italia l'unico Paese della periferia europea a non aver ancora subito il fascino discreto dell'eurocrazia che avanza imperiosa, pezzo dopo pezzo del puzzle. Vediamo perché. Partiamo da Cipro, un Paese che produce un Pil annuo sui 17 miliardi di euro, con un forte indebitamento pubblico e un altrettanto robusto indebitamento estero, ma con risparmi depositati agli sportelli del credito per circa 60 miliardi di euro (quasi 4 volte il Pil) e asset patrimoniali bancari per circa 160 miliardi di euro (pari a 9 volte il Pil): sono numeri da capogiro, se si pensa alle ridotte dimensioni dell'attività economica e produttiva cipriota. Tutto ciò ha una ragione. Infatti, la metà delle ricchezze custodite nelle banche cipriote è legata a risparmiatori e a società estere, tipicamente russe e inglesi. Cipro non è stato e non è propriamente un Paradiso fiscale, ma con vantaggiose agevolazioni ed essendo geograficamente lontana e quasi appartata dal contesto europeo (di fatto è allocata in zone Medio-orientali), ha sempre goduto di un alone di riservata secondarietà. I conti comunque tornano. Dal momento che alla vigilia degli incontri per il salvataggio di Nicosia si ipotizzava un piano di aiuti a Cipro per 17 miliardi di euro, poi ridotti a 10, i rimanenti 7 miliardi sono quelli che ragionevolmente la Troika si aspetta di prelevare dai conti ciprioti per far risparmiare appunto la somma di 7 miliardi di euro a Bruxelles. In questa operazione non vengono minimamente toccate alcune figure che dal punto di vista della catena giuridica della responsabilità dovrebbero venire prima dei risparmiatori, ovvero:

1) gli azionisti delle banche; 2) i titolari delle obbligazioni subordinate delle banche; 3) gli obbligazionisti puri.

L'azione prevista colpisce solo i correntisti, la gente comune, oltre ai depositanti esteri, su cui potrebbe anche aleggiare l'ombra del riciclaggio o della provenienza illecita, ma se così fosse si dovrebbe intervenire con le leggi antimafia e antiriciclaggio, che pure sono operanti. A questo punto non possono che sorgere alcune domande, le seguenti:

1) che fine ha fatto il Trattato di Schengen sulla libera circolazione dei capitali in Europa?

2) Che senso ha la creazione del Fondo Europeo Salva Stati (EFSF) e del Meccanismo Europeo di Stabilità (MES) se poi si decide di praticare la via del prelievo "forzoso" per risolvere i casi di parziale insolvibilità?.

3), in prospettiva per l'Italia, ha ancora senso parlare di diritto alla tutela del risparmio (articolo 47 della Costituzione), mentre in Europa infuriano imposizioni di austerity che spingono interi paesi alla povertà, come in Grecia?

Atene ha ricevuto finora 240 miliardi di euro di prestiti a fronte di un "haircut" sul debito (un taglio di valore sul capitale) pari a circa 100 miliardi. L'Irlanda ha avuto un piano di salvataggio di poco meno di 70 miliardi di euro. Il Portogallo ha ricevuto 78 miliardi, la Spagna circa 40. Ogni Paese coinvolto da un'operazione di aiuto ha dovuto subire un allentamento della propria sovranità, cedendo di fatto i poteri decisionali a strutture e istituzioni extra-nazionali. In tutti queste nazioni è in atto un più o meno forte programma di "Dumping sociale", con riduzione dei salari, delle pensioni e del welfare. Quando toccherà all'Italia? E come? So osservi che Fitch ha ricominciato a declassare il nostro Paese, riducendo recentemente il giudizio di un ulteriore gradino. Se dovesse continuare lo stallo politico per l'incertezza a formare un governo credibile, serio e capace di fare le riforme, la situazione si potrebbe complicare. La recessione economica produrrà una contrazione del Pil, un calo delle entrate tributarie e un peggioramento dei conti complessivi. A quel punto che cosa ci imporranno gli eventi e i funzionari europei?

 

Articolo di Paolo Gila apparso su cado in piedi

 

 

Il contatore del debito pubblico italiano

A dimostrazione dell'incapacità dei governi italiani di affrontare il problema del debito pubblico, nonostante gli iniqui sarcifici chiesti ai cittadini, ecco il contatore del debito pubblico che fornisce una stima dello stock di debito in tempo reale. La base di partenza è costituita dai dati forniti dalla Banca d'Italia.




Ci stanno prendendo in giro!!!

Mancano pochi giorni alle elezioni, e tutti i politici ci stanno letteralmente prendendo per il CULO.
E scusate la parolaccia, ma dovevo per forza usarla... se non avessi scritto "politici" ne sarebbe venuta fuori una frase senza senso!!
Tutti a propinarci la loro ricetta per fare uscire l'Italia dalla crisi... Tutto inutile, assolutamente inutile.
Il sistema monetario attuale non può far altro che affondare gli stati, e tutti i loro cittadini, facendo aumentare a dismisura il debito pubblico.
Eppure basterebbe proprio poco, fare una piccola riforma e tutto si risolverebbe: basterebbe ritornare alla SOVRANITA' MONETARIA.
E' tutto spegato qui: http://www.nocensura.com/2013/02/km-di-programmi-proclami-promesse.html
Ma allora, se è così semplice, perché non lo fanno?
Molto semplicemente pecrché questo comporterebbe la fine del potere delle banche, e delle banche centrali (che non potrebbero più guadagnare sul signoraggio), le quali hanno tutto l'interesse a far si che le cose proseguano in questo modo.
E i politici questo lo sanno benissimo.
Per questo non ne parlano.
E neppure i mass media, controllati dalle varie fazioni politiche.
E chi fa le spese di tutto questo, quelli che alla fine pagano i conti, sono i CITTADINI onesti che lavorano.
CITTADINI, se non volete pagare i conti (salati) di spese fatte da altri, meditate!
E ricordatevi di questo, domenica e lunedì, nella cabina elettorale.

A presto!

Bce, la fabbrica del debito che sta rovinando l'Europa

Buon Santo Stefano!!
Ben ritrovato dopo i bagordi natalizi! Com'è andata? Mangiato di tutto e di più??
Bene, molto bene... Ora tu sei lì a domandarti come bruciare le calorie in eccesso, e io sono qui a ricordarti come i governi e le banche bruciano i soldi dal tuo conto corrente. O meglio, a te sembra che li "brucino", in realtà se li "intascano"!!!
L'argomento di cui ti volevo parlare quest'oggi è il signoraggio. Non sapendo da dove cominciare per descrivertelo, girando in rete ho trovato un bell'articolo di Magdi Cristiano Allam pubblicato qualche tempo fa su "Il Giornale".
Lo riporto qui, invitandoti a leggerlo con la massima attenzione.

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Bce, la fabbrica del debito che sta rovinando l'Europa

di Magdi Cristiano Allam

Se tutti i giorni i Merkel, Monti, Barroso, Draghi scendono in campo per rassicurarci che «l'euro è irreversibile», vuol dire che stiamo assistendo a un rito scaramantico per allungare il più possibile la vita del moribondo. Tutti gli indicatori dell'economia reale attestano in modo inequivocabile che giorno dopo giorno siamo prossimi al funerale. Il nostro funerale. La recessione sempre più profonda, l'indebitamento pubblico che cresce, il Pil che si riduce, la produzione, le esportazioni e i consumi in calo, le tasse più alte al mondo, le imprese strangolate che chiudono, i disoccupati e i poveri che aumentano, i giovani senza prospettive.

Ebbene, come è possibile che, da un lato, la crisi è causata dall'euro e, dall'altro, siamo noi italiani, noi europei, a pagarne le conseguenze? La risposta è nella recente dichiarazione del governatore della Bce (Banca centrale europea) Mario Draghi a Le Monde: «Il nostro mandato non è di risolvere i problemi finanziari degli Stati, ma di garantire la stabilità dei prezzi e mantenere la stabilità del sistema finanziario in tutta indipendenza».

Ma come: la Bce dopo aver imposto condizioni spietatissime agli Stati per poter accedere al credito finalizzato al ripianamento del debito pubblico, ora ci dice che si lava le mani dei problemi degli Stati? Ma come: se questi problemi sono legati alla carenza di liquidità monetaria e l'unica istituzione titolata ad emettere l'euro è la Bce che si rifiuta di farlo? Ma come: quando le banche e le società quotate in borsa crollano si pretende il massiccio intervento degli Stati con denaro pubblico mentre quando gli Stati sono in crisi voltate loro le spalle?

Il signoraggio è la differenza tra il costo reale e il valore nominale della moneta. Oggi la Bce stampa la banconota da 100 euro al costo di 3 centesimi e la vende alle banche commerciali a 100 euro, più l'1% di interesse, in cambio di titoli di garanzia. Le banche rivendono la banconota allo Stato a un tasso superiore in cambio di buoni del Tesoro che sono titoli di debito. Lo Stato ripaga questi interessi facendoli gravare sulle tasse imposte ai cittadini. Quindi tutto il denaro in circolazione è gravato da interessi percepiti dalle banche e da tasse che gravano sulle nostre spalle. È così che noi siamo indebitati dal momento in cui nasciamo. È il sistema che di fatto corrisponde ad una «fabbrica del debito».

Chi è il responsabile? A differenza di quanto si tenderebbe a pensare, la Bce è un'istituzione che svolge una funzione pubblica ma è di proprietà privata, detenuta da banche private, comprese quelle dei Paesi europei che non aderiscono all'euro. Ha la struttura di una società per azione e gode di autonomia assoluta dalla politica pur condizionando pesantemente la politica.

Questa «fabbrica del debito» si è arricchita grazie a due nuovi trattati, il Fiscal Compact o Patto di stabilità, e il Mes o Fondo Salva-Stati, approvati il 19 luglio dal nostro Parlamento: così ci siamo ormai autocondannati ad essere indebitati a vita. Ci siamo impegnati, al fine di dimezzare il debito pubblico per portarlo al 60% del Pil, a ridurre i costi dello Stato di 45 miliardi di euro all'anno per i prossimi 20 anni, ciò che si tradurrà in nuove tasse e ulteriori tagli alla spesa pubblica; mentre per creare il Fondo Salva-Stati, l'Italia si è accollata la quota di 125 miliardi di euro, che non abbiamo.

Nasciamo indebitati perché la moneta non la emette lo Stato ma una banca privata e abbiamo sottoscritto degli accordi con istituzioni sovranazionali le cui sentenze sono inappellabili. D'ora in poi lavoreremo sempre di più e vivremo sempre peggio per pagare i debiti. Ci limiteremo a produrre per consumare beni materiali, non ci saranno né risorse né tempo per occuparci della dimensione spirituale.

Siamo ad un bivio epocale: salvare l'euro per morire noi come persona, oppure riscattare la sovranità monetaria per salvaguardare la nostra umanità. Ecco perché solo una nuova valuta nazionale emessa direttamente dallo Stato, che ci affranchi dalla schiavitù del signoraggio e scardini dalle fondamenta la «fabbrica del debito», emessa a parità di cambio con l'euro per prevenire fenomeni speculativi e inflazionistici, potrà darci la libertà di essere pienamente noi stessi nella nostra Italia che ha tutti i requisiti di credibilità e solidità per andare avanti a testa alta e con la schiena dritta.
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Qui il link da cui ho preso l'articolo, un sito che ti invito a visitare periodicamente: http://www.nocensura.com/2012/07/bellissimo-articolo-su-signoraggio.html

Unico errore, da segnalare, che il testo riporta "Oggi la Bce stampa la banconota da 100 euro al costo di 3 centesimi", mentre il costo reale è di 30 centesimi.


Ora, come potrebbe una Liguria Indipendente liberarsi dal signoraggio? E' tutto spiegato a chiare lettere nell'articolo: uscendo dall'Euro e ritornando a stampare una valuta di Stato, liberandosi così dallo strapotere delle Banche Centrali.
Inoltre, aggiungo io, facendo ritorno al Gold Standard, come avveniva per il dollaro fino agli anni '70, quindi legando il valore della moneta a quello dell'oro, e slegandolo dal debito (come avviene oggi), in modo da ridurre progressivamente il debito pubblico.
Buon proseguimento delle feste natalizie!